"And dost the blackjack say to the knoggin, 'be still, for I shall bonk you?' Nay! 'Tis the allies of darkness and surprise that belet club meet skull for glorious bonkitude." - Tennents of the Master Bonker
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cose che si scoprono all'improvviso mentre tuo padre ti aiuta a cambiare il termostato: primi sintomi di parkinson. ok, lo ammetto, tutto maledettamente freudiano, ma il mio babbo, per me, è industruttibile ed immutabile.
invece no.
uuuuuuuuuuuuèèèèèèèèèèè, ovvero insonnia delle nostre solitudini.
Tra i più primordiali ricordi della mia infanzia, quei ricordi a tal punto primordiali da poter essere costrutti, v'è il lungo corridoio della casa in Via Santa Chiara, ed in fondo al corridoio la cameretta di me e mia sorella, e nel corridoio in piedi davanti alla cameretta mio padre ed in piedi dietro a mio padre io, e nella cameretta mia sorella che piange come solo infante piange, e noi con la proibizione di entrare in cameretta: la mia mamma aveva idee molto chiare sui bimbi che, benché asciutti sfamati e senza coliche piangevano: che piangessero ed imparassero.
Nell'anno e mezzo che convivo a distanza di soletta, or di sotto ed or di sopra, da infante in crescita, infante apparentemente amato e sano e vezzeggiato ed amato e voluto, al contrario di quanto fui io; infante che cuor di notte dopo cuor di notte si sveglia e piange accorato come solo infante sa accorare, non faccio che chiedermi e riflettere: gli incubi quotidiani di un adulto, un giovane, un adolescente, un pubere ed un prepubere, li conosco bene e non v'è giorno in cui non mi chieda come possa sopravvivervi...
... ma s'hanno gli incubi già così giovani ed infanti? e se sì, ma come si fa, ma dove lo troviamo, generazione dopo generazione, l'istinto di farcela?
sigh
E come faccio io, che per tutte le ragioni mie non ho avuto e non avrò figli, a sopravvivere a distanza di soletta, or di sopra ed or di sotto, al pianto d'infante che mi tiene sveglia pur non essendo la madre che deve consolarlo? Dicendo, ogni volta che menzogna necessita poiché la nevrotica son' io e non sono la madre ed il padre, che non l'ho manco sentita?
cara, non ho nulla da mettermi questa notte, ovvero behaviourismo vs come-si-dice-ambiente-in-inglese-?
forse. prima o poi, scriverò un profondo (oh yeah!) post sul significato freudiano (oh yeah!) del sentirsi un'entessa con rami femmina nel tronco di un ent con radici maschie durante un trapianto.
forse.
prima o poi.
stasera mi limito a constatare che tutti i miei pigiami sono bagnati - due se contiamo quelli di flanella, tre se ci aggiungiamo quello cinese di finto cotone che nemmeno San Deox deodora, e quattro se contiamo pure quello bianco di shetashecksy. cose che capitano quando né i chili della lavatrice né la dimensione del cesto della roba zozza sono quelli a cui sei abituata.
ora, non che io non possa andare a dormire in canottiera di cotone consunta senza rischiare pubblici scandali o private diserotizzazzioni... però la borsa dell'acqua calda, già quando ha a malapena la temperatura giusta per scaldarti il cuoricino zitellico, al contempo brucia troppo la pelle per poterla indossare sul cuore senza una stoffina felpata di confine.
sigh.
ho freddo.
quando il freddo si fa duro, le dure si devono scaldare, ovvero care vecchie abitudini per vecchie signore.
in questi giorni, in cui il termometro esterno sfiora lo zero e la temperatura percepita interna supera a malapena i dieci sebbene il termostato si ostini a proclamare il suo diciotto.
in questi giorni in cui una congeria di animaletti sembra decisa a svernarmi in camera da letto, animaletti che nemmeno io, la Signora delle Muffe e la protettrice dei Gechi Protettori, ha particolarmente in simpatia, dalle ronzanti cimici verdi ai ragni a zampa lunga per tacere di un certo vermetto nero della pioggia che, mi spiace, ha fatto una fine veloce ed ingloriosa nel breve volgere di quarantacinque secondi.
in questi giorni, in cui sto apprezzando con piacere inatteso la calda soddisfazione di un oggetto portatomi da San Nikolaus e che mai avevo sospettato di desiderare, uno scaldasonno elettrico.
in questi giorni sento il bisogno viscerale di indulgere nella più vecchia delle abitudini della legione dei Piedi Freddi privi di acconce coppie di piedi caldi.
in questi giorni non v'è nulla di più confortante che mettere sul fornello un pentolino d'acqua, riempire una borsa dell'acqua e sistemarsela proprio lì, tra lo stomaco ed il seno, comoda comoda da abbracciare mentre il sonno non viene.
(ok, anche una tazzona americana piena fino all'orlo di grog bollente ci starebbe bene, ma ho finito il rhum)
complesso di quei due tipi mitologici lì (erano greci?)
a natale trasloco
forse (mi sa di sì)
insomma
a natale mi travas(an)o
sono un albero, staccami le radici se ne hai il coraggio
staccatele
me le stacco
trapianto
trapiantarsi è un po' rinvasarsi è un po' rinsecchirsi
ce l'hai la linfa per nuovi getti in terra nuova?
buttata lì la cosa a pranzo dai miei, tra un boccone di lasagna ed un sorso di gutturnio
"e la libreria dove?" chiede il mio babbo
con mio padre non ci siamo mai capiti, non ci capiremo mai
se mio padre ed io fossimo due tipi che parlano ci saremmo litigati a sangue generazioni fa
contadino ligure lui, mezza crucca io, di quelle liti che prima o poi "non vengo nemmeno al tuo funerale però dopo ti penso tanto"
siamo due tipi che tacciono (ok, io c'ho il blog lui c'ha i consimili coetanei davanti al quartino d'osteria)
non ci siamo mai capiti e mai
però le cose importanti le sappiamo e vengono fuori così, tra una lasagna ed un gutturnio
di tutte le domande immaginabili
l'unica, di quelle (cono)scibilmente possibili
quella giusta
sono un albero feticista
non avrò altro figlio che i miei figli di cellulosa
e pure adottati, i bastardi maledetti
la mia libreria, dove?
una
sola
parola
prude
ogni
centimetro
pelle
mano
sinistra
polso
prude
prude
prude
Occorre essere collegati ad internet, per collegarsi ad internet, ovvero breve riassunto di un incauto acquisto da parte di una tedesca testona e testarda.
Tre mesi fa (o di più? o di meno?) ho acquistato il mio primo notebook: un acquisto più impulsivo e meno documentato del solito, basato sulla convinzione che, ovviamente, l'hardware di un portatile venduto con linux preinstallato fosse, ripeto ovviamente, tutto compatibile con linux... seeeeee, la solita utopista! Anzi, la solita illusa! Cassata l'assolutamente inadeguata distribuzione nativa ed iniziate a provare la manciata di distribuzioni più famose, ho scoperto, con sommo dolore ed abbondante frustrazione, che i produttori della ferraglia avevano rilasciato driver non genericamente *per linux*, ma solo *per quella distro*... ed ho cominciato a sacramentare.
Problema uno: i modem, vacca la miseria! Sia Il softmodem interno che l'antiquato modem adsl dell'ufficio. No, me meschina ed ignorante, non avevo idea di che casino fossero i softmodem sotto linux, oltrettutto mai avuto uno nemmeno nei desktop windows. Sì, ho tentato di convincere il mio ISP a sostituirmi il modem usb con un ethernet serio. Sì, ho tentato di convincere l'assistenza tecnica del mio ISP che me lo compravo pure, ma che a quel punto mi servivano quei due o tre cazzilli di numeretti per configurarlo. Sì, HO GOOGLATO! Ho googlato tanto, ho googlato con ostinazione, ho imparato tante e tante cose... ma i modem continuano a non funzionare! Anche se la community, testarda quanto a me, ha apparentemente trovato una soluzione per entrambi i problemi! Ma non riesco ad applicarla! Sì, troppo punti esclamativi, peggio di un fumetto Disney.
Il perché alla prossima puntata, ('ché è venerdì e voglio andare a casa prima): "pacchettizzazione dinamica, ovvero una niubba nell'inferno delle dipendenze"
"L'ASL Tal de' Tali, in collaborazione con le società Questa e Quella, sta installando nei propri presidi sanitari una ventina di maxi schermi nei quali è possibile trasmettere il proprio spot pubblicitario"
Signori, ve lo dico, ve lo grassetto, corsivizzo e sottolineo, il tutto dal più profondo del cuore: DISGUSTORAMA CINEMASCOPICO. Sale d'attesa di CUP, ambulatori, laboratori diagnostici e pronto soccorso, sì pure le sale d'attesa dei pronto soccorso (e vi markuppo pure questa): uno se ne sta lì, in condizioni emotive potenzialmente vulnerabili, e gli sparate contro delle fottuta pubblicità su maxischermo talequale i binari di una stazione. Pessimismo, fastidio e disprezzo.
non siamo che umani funamboli sul naturale filo della natura che stiamo innaturalando.
che, poi, c'è chi mi prende in giro e mi deride, se dico che trovo gli afidi belli e che non sento affatto il bisogno di grattarmi psicosomatici pruriti epidermici osservandoli (e ve lo dice una che c'ha il prurito epidermico tra i tag, va mo' là): però è un fatto: avendo un pascolo d'afidi a disposizione nell'angolo nord-nord-est nessuna formica sente, da anni, il bisogno di entrarmi in casa ad esplorare e pasteggiare tra rifuti e provviste e di invadermi il lavello della cucina. che, poi, intendiamoci, dal mio punto di vista antropocentrico questo meccanismo del dai da mangiare qualcos'altro se non vuoi farti mangiare te è una vera schifezza cosmica, un'autentica bastardata divina, purtuttavia a disantropocentrizzarsi, disumanizzarsi e rinaturalizzarsi, in una cornice di tempo misurata in anni con almeno sette zeri in coda... funziona. che abbia un senso... be', col cazzo, però pragmaticamente funziona.
questo era un quartiere che anni fa aveva gatti randagi a non poterli contare. facevano la loro vita di gatti randagi e sì, era dura, che fossero gregari o che fossero ras la loro era una vita dura, nessuno di loro era un gattone grasso da dieci chili; e umanine dal cuore ancora antropomorfocentrico come l'avevo io ci soffrivano e lasciavano in giro piattini di latte e di avanzi... la selezione naturale, lo scorrere del tempo e le *sterilizzazioni di quartiere* hanno fatto il loro dovere antropocentrico: morto "Occhio Solo", il nostro quartiere umano non ha più gatti randagi.
che poi, c'è chi prende in giro e mi deride, se amo i miei pipistrelli, nonostante gli escrementi che ogni mattino scopo dal terrazzo: che poi, in questo decennio che ha dimenticato il wwf, deleggittimato greenpeace e ridotto a barzelletta multimediale i documentari, c'è chi mi prende in giro quando parlo di equilibrio, però è un fatto, morto l'ultimo dei randagi l'occasionale serpentello o il topino incauto che si guardavano bene dall'uscire dal proprio ambiente per entrare in quello umano, sono diventati sfacciati e coraggiosi (aggettivi antropocentrici).
chiamatemi linus e datemi una coperta, datemela come se fosse inverno, datemela come se i gradi fossero trenta ma davanti ci fosse un meno, datemela come se fossero fahrenheit anziché celsius, datemela affinché questi gradi possano bruciarmi anziché gelarmi. datemi una coperta e chiamatemi linus affinché io non abbia più a dovermi vergognare di queste mie spalle solitarie che gelano sempre e tremano sempre e sempre anche nei mesi in cui il sudore si stende come un sudario sul resto di me. chiamatemi linus e datemi una pesante coperta di flannella fingendo che sia seta nera che avvolgerà amanti perversi, datemi una coperta come se fosse la nacchera spaiata di un flamenco stonato, come se fosse il tacco spezzato di una ballerina troppo vecchia per la rosa tra i suoi capelli neri raccolti in uno chignon. chiamatemi linus e datemi una coperta, bagnata nelle acque del lete, nelle acque che frusciano su e giù dalle mie vene dentro le mie orecchie in quel silenzio notturno che nemmeno il più sensibile dei microfoni oserà mai registrare, chiamatemi linus e frustatemi con questa coperta fradicia, riempite il mio gelo ed il mio sudore, le mie spalle ed il resto di me, di lividi, e che questi lividi assordino le mie orecchie perché non sentano più il fruscìo delle arterie. chiamatemi linus e datemi una coperta, dal bordo abbastanza affilato da tagliare in un unico schiocco le unghie con cui vorrei graffiare le vostre schiene e le vostre spalle, e le vostre gote. chiamatemi linus e datemi una coperta, e caricatela di neve e poi di sale che sciolga la neve e la trasformi in ghiaccio. chiamatemi linus e datemi una coperta prima che ogni mia stilla di sudore si trasformi in un fiocco di neve che piegherà le mie spalle, prima che ogni fiocco di neve si sciolga in cristalli di ghiaccio che mi preserveranno intatta per l'eternità. ma, soprattutto e prima di tutto, datemi una coperta, perché sudando ho freddo, e datemi un sudario di ghiacchio, perché tutto tranne le mie spalle sta sudando, un sudore che stilla dritto dal cuore. <i>e non chiamatemi con un altro nome.</i>
e se dietro allo zero ci fosse uno °K anziché uno °C o uno °F potrebbe essere, forse, sin' perfetto...